IL BELLO SULL'ARTE DEL CLOWN

Vero! Dolcemente sorrido..scoprendomi a capire ciò di cui si sta parlando!

L’arte del clown è come la marmellata di mirtillo.
La marmellata di mirtillo é insuperabile, l’arte del clown pure.
L’arte del clown è come l’arte di zappare la terra in Siberia.
Zappare la terra in Siberia è bello ma duro, l’arte del clown pure.
L’arte del clown è l’arte di vivere l’infinito presente.
L’arte del clown è una grossa perdita di tempo.
Pure respirare è una perdita di tempo.
L’arte del clown è l’arte di fare ridere con cose semplici, sempre più semplici, finché uno non vede una foglia al vento e comincia a ridere.
L’arte del clown è l’arte di rinnovare lo sguardo.
L’arte del clown è l’arte di vedere quadrato ciò che è tondo, dubbioso ciò che sembra chiaro e uguale ciò che è diverso.
L’arte del clown ha molto a che fare con l’arte di vedere e l’arte di vedere con la notte: vedere la notte significa presentire il canto dell’alba.
L’arte del clown è l’arte di trovare la propria follia, e una volta che l’hai trovata, buttala via: la follia non si trova, ci si perde dentro.
Il clown vive una presenza perpendicolare a se stesso.
L’arte del clown è l’arte della leggerezza, se Dio esiste porta un naso rosso. L’arte del clown non è né pesante né leggera, parla di una cosa innata all’uomo: l’arte di meravigliarsi.
L’arte del clown è l’arte di essere principianti. Per essere principianti basta dire non so niente.
Non sapere niente è facile: basta studiare duramente per trenta anni poi buttare tutto nel fossato, allora si può cominciare a camminare verso la strada lunga che porta al non sapere.
La presenza del clown è l’assenza del pensiero. L’arte del clown è l’arte di morire a ogni istante e mai tornare. Mai. Così andrò via, andremo via, via tutti, con le mani piene di profumi, via, sul pianeta nuovo, dove gli uomini si danno schiaffi per finta e non più per davvero, poiché il clown non confonde l’incubo con il sogno, come i bambini non confondono la realtà e la finzione del gioco.
L’arte del clown è l’arte di mettersi una conchiglia contro l’orecchio per ascoltare il canto del mare.
L’arte del clown ti chiede che cosa hai combinato tutti questi anni invece di fare la raccolta delle conchiglie sulla spiaggia dello scherzo.
Il clown non fa esercizi artistici particolari, niente di straordinario. No. Si alza, beve il caffè, poi si fa un mazzo così come tutti. La grazia c’è o non c’è, non tocca a lui decidere.
L’arte del clown è l’arte di fare scivolare due dita delicate sotto le proprie palpebre, per cogliere, appena svegliato, quegli strani animali gialli e arancioni coperti di ali che ti hanno portato in bicicletta tutta la notte e disegnato sul tuo volto quel silenzio magnifico che ora sta scomparendo.
L’arte del clown non va confusa con il clown McDonald’s. Il secondo vende hamburger, il primo non vende niente. Ama le mucche e il suo alito è fresco.
Il clown è fuori definizione perché fuori fa più caldo.
L’arte del clown non è l’arte di fare l’imbecille, il mondo intero è già pieno zeppo di fuori di testa, non aggraviamo la situazione.
L’arte del clown è l’arte di ritornare al cuore di se stessi, al grande stupore, uno stupore stupefacente, incandescente.
Parliamo del ritorno al primo respiro
al primo…

Emmanuel Gallot-Lavallée | Paola Castellaneta Posted on Scuola EAF per Clown Dottori, operatori della salute e insegnanti’s Bacheca

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